Incontro Didattica dell’italiano L2, plurilinguismo e interculturalità
22 ottobre 2026
Dialogo con Mari D’Agostino, Peter Auer e Michael Byram
- 14:30 - 18:30
- Online su Microsoft Teams e in presenza : Sala Convegni - Via Cartoleria 5, Bologna
- Società e cultura In italiano e inglese
Per partecipare
Ingresso libero
Programma
14.30 Rinfresco di benvenuto
15.00 Saluti istituzionali
- Prof.ssa Paola Scrolavezza, Direttrice del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne
- Prof.ssa Catia Nannoni, Delegata alla Didattica
- Prof.ssa Chiara Fontana, Delegata all’Orientamento
- Prof.ssa Claudia Borghetti, Coordinatrice
15.30 — Insegnare italiano a persone migranti: le classi di lingua come spazio di cambiamento
Prof.ssa Mari D’Agostino, Università di Palermo
16.00 — Code-Switching: Bilingualism as interaction
Prof. Peter Auer, Albert-Ludwigs-Universität Freiburg
16.30 — Promoting dialogue through intercultural (communicative) competence
Prof. Michael Byram, Durham University
17.00 — Sessione delle domande: la parola alla comunità studentesca
A cura di Beatrice Cassone, Andrea La Bozzetta, Matilde Minuti e Alessandro Sanna
17.45 — Presentazione del corso
Prof.ssa Claudia Borghetti, con le docenti e i docenti del Corso
Chi interverrà
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Mari D’Agostino
Professoressa ordinaria di Linguistica taliana all’Università di Palermo. Negli ultimi anni ha coordinato il dottorato in “Migrazioni, Diritti, Giustizia Sociale”. Tra i suoi lavori più recenti, presso Il Mulino, ha pubblicato Lingue e società nell’Italia contemporanea (con Giuseppe Paternostro, 2025) e Noi che siamo passati dalla Libia. Giovani in viaggio fra alfabeti e multilinguismo (2021).
Dentro e fuori le istituzioni scolastiche, innumerevoli sono i luoghi dove si insegna oggi l’italiano a giovani, adulti, bambini migranti. Non sempre, ma spesso, in questi spazi si saldano alleanze, si condividono sguardi, si impara più di quanto si insegni. A partire dalla mia quasi ventennale esperienza di coordinatrice della Scuola di Lingua italiana per Stranieri (ItaStra) dell’Università di Palermo, ragioneremo di ‘cambiamenti’: nelle forme migratorie, nelle pratiche didattiche e di ricerca, nei modelli della linguistica, e, last but not least, nel rapporto fra le persone che si ascoltano reciprocamente in un corso di italiano. -
Peter Auer
Professore emerito presso l’Albert-Ludwigs-Universität di Friburgo (Germania), dove fino a poco tempo fa ricopriva la cattedra di Linguistica germanica. I suoi ambiti di ricerca comprendono il bilinguismo, la dialettologia, la fonologia, la sintassi della lingua parlata, l’analisi della conversazione, l’analisi dello sguardo e la sociolinguistica. Ha pubblicato oltre 250 articoli scientifici su riviste e volumi collettivi ed è (co)curatore e (co)autore di 29 libri.
In questo intervento, vorrei dimostrare che il bilinguismo non è qualcosa che esiste solo nella mente delle persone, ma che la sua vera essenza risiede nell’interazione, nel modo in cui usiamo il linguaggio per agire e per presentare noi stessi e la nostra identità agli altri. Quando utilizziamo una o più lingue (o dialetti), possiamo aggiungere significato a ciò che diciamo, inserire le nostre parole in un contesto e orientarne l’interpretazione in un senso o nell’altro. Ma, oltre a ciò, possiamo creare o rompere legami con gli altri, possiamo mostrare chi siamo, possiamo posizionarci in un campo sociale. Vi presenterò alcuni modelli fondamentali del discorso bilingue (cambio di codice, mescolanza) e suggerirò alcuni modi in cui questi modelli assumono significato dal punto di vista pragmatico e sociale. -
Michael Byram
Michael Byram ha studiato lingue al King’s College di Cambridge, ha conseguito un dottorato in letteratura danese e successivamente ha insegnato francese e tedesco nella scuola secondaria e nella formazione per adulti. Dal 1980 ha lavorato presso l’Università di Durham, dove si è occupato della formazione degli insegnanti di lingue e ha svolto attività di ricerca nel campo dell’insegnamento delle lingue straniere. Attualmente è professore ospite presso l’Università di Sofia, in Bulgaria.
Il titolo dell’intervento riflette l’importanza della promozione del dialogo nel mondo contemporaneo, all’interno e oltre i confini dei paesi europei e non solo, come spesso affermato dal Consiglio d’Europa. Il successo del dialogo dipende tuttavia dal fatto che le persone possiedano una «competenza interculturale (comunicativa)» (ICC). Descriverò in cosa consiste l’ICC e quali sono i presupposti per il suo successo. Prenderò in esame in particolare il ruolo degli insegnanti di lingue nella promozione delle competenze interculturali e del dialogo, e come il nuovo corso affronterà tali tematiche.
Contatti
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Claudia Borghetti